Pensavamo che quella che all'epoca dei Riva avevamo chiamato la libera repubblica di Bananas, in cui l'Ilva operava in assenza di controlli, dovesse essere definitivamente tramontata con il commissariamento dell'azienda.
Pare invece che non sia vero e che addirittura non sia lecito fermare gli impianti del siderurgico nemmeno di fronte alla morte di un lavoratore.
E' questo - di fatto - il contenuto dell 'ennesimo decreto Ilva, l'ottavo.
A fronte del quale ci chiediamo: come si fa a tenere aperto l'altoforno due prima che siano fatti gli indispensabili interventi per garantire la sicurezza di chi ci lavora, se sussiste la situazione di pericolo evidenziata dalla magistratura? Di chi sarebbe la responsabilità se malauguratamente si verificasse un altro incidente?
Contestualmente continua a non esserci traccia del potenziamento dell'Arpa di Taranto ( promesso all'epoca del settimo decreto sul siderurgico e finito nel dimenticatoio) cioè del soggetto pubblico preposto ai controlli, cui si devono le uniche informazioni "autonome" sullo stato di attuazione dell'A.I.A.
Per il governo pare esistere solo la tutela delle esigenze produttive: per il resto nulla, solo un'infinita attesa
Venerdì, 10 Luglio 2015 15:28
Ilva, l'altoforno 2 resta acceso per decreto. Arpa, nessuna traccia del potenziamento promesso
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L'Industria
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