Taranto ed Augusta sono due realtà con molte caratteristiche in comune: porti d'approdo della colonizzazione greca, importanti basi della Marina Militare italiana, sedi della massiccia industrializzazione del secondo dopoguerra che ha portato nei loro territori raffinerie, centrali elettriche, cementifici, l'industria siderurgica. Entrambe vittime degli effetti collaterali di uno sviluppo sregolato che ha prodotto immani guasti ambientali e gravi danni alla salute. Ambedue dichiarate "Area ad elevato rischio di crisi ambientale" e "Sito di Interesse nazionale". Il dramma dei bambini del quartiere Tamburi di Taranto trova una drammatica corrispondenza nei nati malformati di Augusta. Due realtà colpite duramente dalla desertificazione industriale in atto e dalla mancanza di serie ed efficaci opere di bonifica e di adeguamento tecnologico tali da eliminare i rischi ambientali e sanitari e consentire l'avvio di iniziative produttive realmente sostenibili che, innovando e decarbonizzando, preservino il patrimonio di lavoro umano e di saperi sedimentatosi nella lunga pagina dell'industrializzazione.
Ingenti quantità di rifiuti speciali, ed in particolare di polverino d'altoforno dell'ILVA, vengono trasferite con autotreni e, via mare, con il traghetto Eurocargo Livorno, da Taranto alla discarica Cisma di Melilli in Sicilia, nell'area ad elevato rischio di crisi ambientale Augusta/Priolo/Melilli e Sito di Interesse nazionale ai fini delle bonifiche (SIN Priolo), a partire dal mese di giugno.
A tutto novembre 2016 circa 32.000 tonnellate di polverino sono state smaltite nella discarica siciliana. Già nell'aprile del 2015 una operazione simile era stata avviata con il trasferimento di una partita di 9.200 tonnellate di polverino direttamente dal porto di Taranto a quello di Augusta, operazione poi sospesa per la forte opposizione della popolazione e l'intervento della magistratura.
Mentre è del tutto evidente che Taranto ed Augusta/Priolo/Melilli hanno la necessità vitale che dalle dichiarazioni d'intenti, dalle promesse di fondi e di interventi, si passi effettivamente alla bonifica dei suoli, della falda e del mare, e che si potenzino davvero i presidi sanitari, le strutture e l'attività di prevenzione e cura delle patologie correlabili alle condizioni ambientali, i segnali che sono giunti finora dal Governo e dalle istituzioni sono contradditori se non di segno opposto.
Il trasferimento del polverino da Taranto a Melilli e lo smaltimento nella discarica Cisma riduce gli impatti su una zona ma irragionevolmente li carica su un'altra altrettanto inquinata e sofferente. Rimangono ancora oscure, né il Ministro dell'Ambiente Galletti nelle sue risposte alle interrogazioni parlamentari e alle domande dei cronisti è riuscito a renderle intellegibili, le ragioni per le quali i commissari straordinari dell'ILVA insistano a portare avanti un'operazione spacciata come "transitoria", ma i cui termini effettivi restano ignoti.
Legambiente Taranto e Legambiente Augusta chiedono ai commissari ILVA di fornire, innanzitutto ai cittadini, tutte le informazioni in loro possesso relative ai rifiuti smaltiti a Melilli e di sospendere la spedizione e il conferimento del polverino nella discarica siciliana. Chiedono al Ministro dell'Ambiente e a tutti quanti hanno competenze, ruoli e responsabilità di affrontare davvero, con cronoprogrammi precisi, la partita delle bonifiche di entrambi i SIN per ripararne i guasti e restituire ai cittadini le buone condizioni di salute, di vita e di lavoro a cui hanno diritto.
Sabato, 17 Dicembre 2016 16:01
Ilva, Legambiente ai Commissari: sospendete la spedizione di polverino nell'area ad elevato rischio ambientale di Augusta. Urgente avviare davvero le bonifiche, a Taranto come ad Augusta
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L'Industria
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