Giovedì, 21 Gennaio 2016 11:23

Una mitilicoltura ecosostenibile a Taranto: un progetto, non un sogno

Con l'obiettivo di incentivare i mitilicoltori locali all'adozione di pratiche produttive sostenibili ed eco-compatibili, finalizzate ad una migliore gestione e conservazione delle risorse ed alla  valorizzazione del prodotto,  è in corso di svolgimento a Taranto il Progetto "SMMIET" Sviluppo Modello Mitilicoltura Integrata Ecosostenibile Tarantina, avanzato dal Centro Ittico Tarantino Spa con il coinvolgimento delle associazioni di Categoria, del CNR, dell'Osservatorio Nazionale della Pesca e di altri soggetti tra cui Legambiente Taranto.
Il progetto mira in primo luogo a migliorare i siti acquicoli, rimuovere dai fondali gli attrezzi di pesca smarriti, contribuire in modo sostenibile ad una migliore gestione e conservazione delle risorse. La partecipazione di Legambiente, frutto esclusivamente di volontariato, è volta a supportare l'azione di intervento ed alla verifica e controllo dell'attività di bonifica prevista dal progetto (rimozione palificazione e reti abbandonate in mare)
La durata del progetto è di un anno,  le località di intervento il secondo seno di mar Piccolo,  Mar Grande Nord e Sud Tarantola. Sono stati già rimosse diverse centinaia di pali (quasi duemila) in Mar Piccolo. Sono inoltre previste azioni di marketing mirate alla realizzazione di portale web informativo e di piattaforma e-commerce,, alla analisi e diffusione dei i dati anche attraverso open data.

Nella Galleria Immagini trovate qualche foto scattata il 20 gennaio nel secondo seno di mar Piccolo. 
Di seguito riportiamo l'introduzione,  gli obiettivi generali del progetto e la sua premessa.

"Non vi è certezza riguardo l'origine delle colture di mitili nei due Mari di Taranto. E' ritenuto probabile che i pescatori - avendo osservato già in epoca antecedente il '500 che sui pali di legno utilizzati in Mar Piccolo per delimitare le peschiere attecchivano con facilità i mitili - abbiano deciso di impiantare allevamenti servendosi proprio di pali infissi nel fondo. L'introduzione delle funi sarebbe poi avvenuta in un secondo momento e sempre in seguito all'osservazione che i mitili si andavano ad impiantare anche sulle corde usate per legare i pali (Della Ricca, 1995a). Già nel XV secolo si parla di ostricoltura nel Libro Rosso del Principe Orsini, mentre i primi riferimenti alla mitilicoltura risalgono al Giovine nel '500 ed i primi allevamenti - strutturati come noi li conosciamo - sono successivi di circa 200 anni.
Fin dal secolo XVIII si é diffusa l'attività di mitilicoltura in sospensione su supporti stabili modulari, detti "camere", ripetuti più volte a formare un "parco produttivo fisso" secondo un modello messo a punto proprio nel Mar Piccolo. Tali camere, di forma quadrata, hanno dimensioni variabili ed una superficie normalmente compresa fra i 16 ed i 49 metri quadrati. Ad ogni vertice vi sono dei pali in ferro zincato che hanno progressivamente sostituito quelli tradizionali in legno. Ogni camera è delimitata lateralmente ed attraversata in diagonale da funi (ventìe), che un tempo erano realizzate in fibra vegetale e che oggi sono fabbricate industrialmente in fibra artificiale (Della Ricca, 1995a). Alle ventìe sono assicurate le reste con i mitili. Tale tecnica produttiva è stata imitata nel resto d'Italia, fino all'avvento dei long-lines di superficie.

Dalla fine degli anni '90 anche a Taranto è in corso un graduale processo di sostituzione delle strutture dei parchi fissi con i long lines, costituiti da galleggianti allineati, ancorati a corpi morti e tenuti insieme da una doppia ventìa che fornisce il supporto per le calze con i mitili. Ad oggi circa il 60% della produzione ha luogo in strutture di questo tipo (Della Ricca, com. pers.).
Questo sistema d'allevamento presenta diversi vantaggi rispetto a quello fisso: è più agevole da allestire; richiede minore manutenzione perché costituito di parti più resistenti all'azione erosiva dell'acqua di mare; è facilmente rimovibile e può essere riposizionato in punti più favorevoli (ad esempio nel caso in cui la produttività non soddisfi le attese); può essere utilizzato anche su substrato roccioso, dato che non richiede strutture da impiantare nel fondo marino. Inoltre, ciò che di primo acchito può sembrare uno svantaggio produttivo in paragone al parco fisso - e cioè la minore biomassa di mitili prodotti a parità di superficie impegnata - si rivela essere un gran vantaggio dal punto di vista della qualità della produzione: proprio questa minore intensità di allevamento determina maggiore circolazione di acqua tra i filari e quindi una più elevata disponibilità di pabulum, permettendo ai mitili di crescere in condizioni migliori e raggiungere taglie più grandi ed un elevato rapporto di parte edule sul peso totale (Della Ricca e Gnes, 1997).

I mitilicoltori tarantini da sempre si sono distinti per esitare un prodotto particolarmente gradevole sia per il suo aspetto esteriore sia per pulizia delle valve. Grande cura è profusa nelle operazioni di sciorinatura, effettuate almeno tre volte nell'arco di ogni ciclo produttivo in vista della sgranatura, selezione e reinnesto. Questa tecnica consiste nell'esporre all'aria le reste dei mitili, in modo da distruggere gli epibionti presenti. Triplice è il vantaggio che si trae dall'espletamento di questa manovra: oltre al più gradevole aspetto esteriore che fa aumentare la quotazione del prodotto anche del 30%, si eliminano i competitori per il pabulum, che risulterà più disponibile per i mitili in accrescimento e si eliminano anche individui giovani di Mytilusgalloprovincialis a tutto vantaggio dell'omogeneità delle taglie del prodotto esitato (Della Ricca, 1994)
Le condizioni ambientali proprie dei due mari tarantini, inoltre, sono particolarmente favorevoli all'allevamento dei mitili. In particolare bisogna menzionare la presenza delle caratteristiche sorgenti sottomarine dette "citri", dalle quali sgorga acqua con salinità inferiore a quella dei bacini . Queste immissioni mitigano l'elevata salinità determinata dallo scarso ricambio delle acque dovuto alla particolare conformazione del bacino. La comunicazione con il Mar Grande, infatti, è garantita solo dalla presenza di due canali: quello navigabile (largo 50 metri e profondo 12) ed il canale di Porta Napoli (largo 70 metri e profondo circa 2,5) che non sarebbero in grado di assicurare un ricambio sufficiente. Altro effetto positivo è quello termoregolatore: le acque che sgorgano dai citri, infatti, in estate sono più fresche di quelle marine ed in inverno più calde. La combinazione di questi effetti è alla base della grande produttività della mitilicoltura dei Mari di Taranto (Terio et al., 1996).

I mitilicoltori tarantini inoltre, grazie alle favorevoli condizioni ambientali di cui si è detto ed alla loro perizia, si sono sempre distinti per l'esitazione di un prodotto di qualità superiore, molto noto a livello nazionale e particolarmente apprezzato sul mercato.
Le caratteristiche che rendono le cozze tarantine degne dell'ottima reputazione di cui meritatamente godono sono: l'elevato rapporto della parte edule sul totale del peso; la pulizia delle valve grazie all'assenza od alla ridotta presenza di epibionti (tunicati, cirripedi, malacostraci, altri bivalvi e soprattutto seme di mitilo derivante da deposizioni successive);la taglia uniforme;la presentazione accattivante della resta, poco "gonfia" e di diametro omogeneo.
La percentuale di carne presente negli animali dipende da diversi fattori: la stagione in corso, il grado di trofia delle acque, la tecnologia adottata per l'ingrasso - durante il quale i mitili hanno a disposizione elevate quantità di pabulum - ed anche la localizzazione e l'orientamento degli impianti che l'esperienza suggerisce agli allevatori.
La pulizia delle valve, l'uniformità della taglia e la conformazione delle reste dipendono invece in gran parte dalla laboriosa cura prestata al prodotto durante il ciclo di allevamento, che si concretizza in particolare nelle operazioni di sciorinatura, sgranatura, selezione e reinnesto. Queste richiedono un grande investimento in termini di mano d'opera e di tempo, ed un bagaglio di esperienza accumulata in oltre due secoli di attività dai mitilicoltori tarantini.
A tal fine diventa prioritario individuare strumenti ed azioni collettive col fine di migliorare la gestione ed il controllo delle condizioni di accesso alle aree di produzione incoraggiando al tempo stesso azioni volontarie di miglioramento della qualità del prodotto e di conservazione delle risorse.
Diventa indispensabile, nell'ottica della tutela delle risorse marine e della salvaguardia di attività economiche sostenibili tradizionali quali quella della mitilicoltura, individuare ed approfondire modalità di gestione alternative in grado di coniugare conservazione dell'ambiente e delle tradizioni locali con l'economicità delle attività mitilicole.

Introduzione e obiettivi generali dell'iniziativa

Per gli abitanti della città di Taranto e delle zone limitrofe l'allevamento mitilicolo, praticato nel Mar Piccolo e nel Mar Grande , rappresenta un'attività produttiva tradizionale, che affonda le sue radici nella storia e che ha conosciuto e conosce tuttora evoluzioni tecnologiche (dal parco fisso, di cui i tarantini vantano la paternità, a quello flottante) e tecniche, con l'intento di ottenere un prodotto commercialmente assai valido per aspetto, pulizia delle valve e taglia, dalle elevate qualità chimiche, fisiche, microbiologiche ed organolettiche: la cozza tarantina (Mytilusgalloprovincialis) è stata infatti sempre molto apprezzata dal mercato (Della Ricca, 1993).

Negli ultimi anni, a fronte di un notevole incremento della capacità produttiva del nostro Paese, abbiamo assistito ad una progressiva diminuzione sia della redditività di impresa - a causa in primo luogo del vertiginoso aumento del carburante - sia del valore della produzione a livello regionale, in quanto il prezzo di vendita è rimasto pressoché invariato, o si è addirittura livellato verso il basso fino a raggiungere anche0,38 € al kg. I costi di produzione però sono aumentati anche per la necessità di adeguarsi all'avvento delle nuove tecniche produttive e per gli oneri derivanti dall'osservanza delle norme di carattere igienico-sanitario. Inoltre, realtà che si appalesano come poco compatibili con la filiera produttiva continuano ad arrecare notevoli danni all'ambiente che ospita le mitilicolture (e non solo ad esso), soprattutto nell'area tarantina.

Infatti nel 2011 nei mitili allevati nel 1° seno del Mar Piccolo sono stati registrati valori di diossina e PCB oltre i limiti consentiti dalla legge che ad oggi consentono agli operatori di questo sito di poter coltivare in detta area solo il seme di mitilo che successivamente dev'essere trasferito nel 2° seno o in Mar Grande per l'Ingrasso.

Questa emergenza sanitaria che ha interessato solo il 1° seno del Mar Piccolo ha generato un danno d'immagine e quindi un calo delle vendite anche dei mitili allevati nel secondo seno del Mar Piccolo e nel Mar Grande che continuano a rispondere ai valori di legge e di qualità che da sempre gli sono riconosciuti.

L'azione è volta anche alla realizzazione di investimenti, materiali e immateriali, tesi alla qualificazione, certificazione, tracciabilità e valorizzazione dei "mitili di Taranto" nonché all'aggiornamento professionale continuo degli operatori coinvolti e al miglioramento dei siti acquicoli, dando con ciò seguito ad un'idea di cui si discute da ormai oltre un decennio con pubblicazioni ad hoc, riunioni e convegni."

Gli Obiettivi:

1. Migliorare i siti acquicoli.

2. Rimuovere dai fondali gli attrezzi di pesca smarriti al fine di lottare contro la pesca fantasma

3. Contribuire in modo sostenibile ad una migliore gestione e conservazione delle risorse.

4. Contribuire alla trasparenza dei mercati dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, anche tramite la tracciabilità

5. Accrescere le competenze professionali e sviluppare nuovi metodi e strumenti di formazione.

6. Collegare in rete e promuovere scambi di esperienze e migliori pratiche tra le organizzazioni che promuovono le pari opportunità tra uomini e donne e altre parti interessate.

7. Promuovere il partenariato tra scienziati e operatori del settore della pesca.

8. Contribuire al conseguimento degli obiettivi fissati per la piccola pesca costiera

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