Lunedì, 31 Marzo 2014 21:56

TARANTO-ITALIA: LE BONIFICHE TRA CHIMERA E REALTA' venerdì 11 aprile ore 17 - Biblioteca "Acclavio" - Piazzale Bestat

TARANTO-ITALIA: LE BONIFICHE TRA CHIMERA E REALTÀ. E' questo il titolo del Convegno organizzato  da Legambiente  col patrocinio del Centro Servizi Volontariato di Taranto e che si svolgerà a Taranto,
Venerdì 11 aprile, a partire dalle ore 17 presso la Biblioteca "Acclavio" in Piazzale Bestat.

Lo stato di avanzamento delle bonifiche in Italia sarà l'oggetto della relazione di Giorgio Zampetti, geologo, membro della segreteria nazionale di Legambiente e da giugno 2012 responsabile scientifico dell'associazione. Cura l'organizzazione e la realizzazione delle campagne scientifiche di Legambiente e la redazione dei dossier scientifici dell'associazione. Recentemente ha curato, insieme a Stefano Ciafani e Andrea Minutolo il dossier di Legambiente " Le bonifiche in Italia: chimera o realtà?"

"Centomila ettari di territorio avvelenato da rifiuti industriali di ogni tipo. Cinquantasette siti di interesse nazionale da bonificare individuati negli ultimi 15 anni, poi ridotti a trentanove. Caratterizzazioni e analisi effettuate in modo a volte esagerato e inefficace, progetti di risanamento che tardano ad arrivare e bonifiche completate praticamente assenti, a parte qualche piccolissima eccezione. Il Ministero dell'ambiente arranca nel gestire decine di conferenze dei servizi in parallelo per valutare i progetti e i responsabili dell'inquinamento, pubblici e privati, ne approfittano per spalmare su più anni gli investimenti sulle bonifiche" afferma Giorgio Zampetti che continua " Nel frattempo sono sempre più numerose le inchieste della magistratura sulle false bonifiche e sui traffici illegali dei rifiuti derivanti dalle attività di risanamento che troppo spesso vengono spostati da una parte all'altra del Paese. Ed è sempre più concreto il rischio di infiltrazione delle ecomafie nel business del risanamento ambientale. Insomma una situazione davvero imbarazzante che torniamo a denunciare a quasi nove anni di distanza da "La chimera delle bonifiche", il precedente dossier di Legambiente su questo tema che forniva un quadro non troppo distante da quello che emerge da questo nuovo rapporto".

Impatto sanitario della residenza nei siti inquinati e valutazione costi-benefici delle mancate bonifiche sarà invece il tema affrontato da Fabrizio Bianchi , Dirigente di ricerca del CNR, responsabile dell' unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, svolge dal 1979 attività di ricerca in neuroepidemiologia, epidemiologia occupazionale e ambientale, epidemiologia genetica e riproduttiva. E' docente a corsi e master presso varie università italiane. E' autore di oltre 200 lavori scientifici e altrettante comunicazioni a congressi. E' autore di numerosi articoli su libri e riviste divulgative e coautore del libro "Ambiente e salute: una relazione a rischio", il Pensiero Scientifico 2009.

Fabrizio Bianchi
presenterà alcuni problemi metodologici e spunti per il ragionamento. In particolare:
Modello concettuale ambiente-salute:
1) come e quando effettuare valutazioni di danno, rischio, impatto,
2) una nuova alleanza tra epidemiologia e tossicologia
3) come e quando intervenire sulla filiera inquinamento-esposizione-danno alla salute
4) attività di sorveglianza epidemiologica, valutazione, studio, per il controllo e la prevenzione primaria.
Dal consenso sullo stato delle conoscenze alle indicazioni di intervento: Come affrontare il tema della partecipazione, senza la quale risulta difficile la efficace gestione del rischio.
Utilità di affiancare agli studi su ambiente e salute, approcci valutativi del beneficio economico derivante dalla bonifica di SIN. Questi studi, tesi a quantificare in termini monetari il beneficio sanitario derivante dall'abbattimento di sostanze inquinanti, bene si prestano ad essere usati in aree con ampia disponibilità di dati ambientali e sanitari di qualità verificata, come è il caso di Taranto.

Leo Corvace
noto esponente dell'ambientalismo tarantino, già presidente del circolo Legambiente di Taranto, attualmente nel direttivo regionale e nel Consiglio nazionale dell'associazione illustrerà la situazione del Sito di Interesse Nazionale di Taranto con particolare attenzione verso gli interventi previsti dalla Cabina di regia per l'attuazione del "Protocollo d'intesa per interventi urgenti di bonifica ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto"

Nel territorio di Taranto insiste una notevole concentrazione di insediamenti industriali ad alto impatto ambientale: l'Ilva, la raffineria ENI con il suo deposito (riserve strategiche nazionali, 135 serbatoi fuori terra per una capacità di 2.000.000 m3), le due centrali termoelettriche ex Edison passate all'Ilva (circa 1100 MW), la centrale Enipower (87 MW), la Cementir (900mila tonnellate all'anno di cemento), due inceneritori, la discarica Italcave (complessivi 6 milioni di m3), le discariche dell'Ilva (tra cui una "2C"), la base navale militare tra le maggiori del Mediterraneo, l'arsenale militare ed altre piccole e medie aziende. Le forti criticità ambientali hanno comportato l'inserimento di Taranto tra le aree ad elevato rischio ambientale e tra i siti di interesse nazionale (SIN) per le bonifiche (con legge 426/98 e superficie approvata con D.M. 10/01/2000). Un contesto emergenziale confermato dalle perizie predisposte dalla Procura nel 2012 nonché da vari studi ed indagini, tra i quali "Sentieri", MISA e Epiair.
Il 26 luglio 2012 il protocollo di intesa tra Governo, Regione, enti locali ed Autorità Portuale. I fondi stanziati ammontano a 336,7 milioni di euro di cui 119 milioni destinati alle bonifiche, 187 ad interventi portuali e 30 al rilancio dell'economia su basi di sostenibilità ambientale.

Ricerca e start-up nel settore delle bonifiche: cosa sta facendo e cosa farà il Polo Scientifico Tecnologico Magna Grecia sarà infine l'oggetto della relazione di Angelo Tursi , Professore Ordinario di Ecologia presso l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro e dall'1 novembre Pro-Rettore Vicario dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. La sua attività scientifica riguarda prevalentemente il settore dell'Ecologia Marina, con particolare riferimento alla Gestione delle Risorse Biologiche del Mare e si è svolta prevalentemente nelle acque dei mari pugliesi ed in particolare nello Ionio Settentrionale, da Capo d'Otranto sino a Siracusa. È autore di circa duecento pubblicazioni apparse su riviste nazionali ed internazionali.

Il Polo Scientifico Tecnologico "Magna Grecia" di Taranto (PST) nasce per iniziative delle istituzioni scientifiche, degli enti locali e del sistema produttivo per operare nel settore ambientale, affrontando le emergenze della città di Taranto e più in generale dell'area euro mediterranea.
Attraverso laboratori e attrezzature scientifiche particolarmente avanzate, il Polo Scientifico Tecnologico "Magna Grecia" si ripromette di proporre soluzioni tecnologicamente idonee e innovative per far fronte alle condizioni di degrado ambientale delle aree di intervento, stimolando nuove occasioni di lavoro per i giovani laureati e tecnici impegnati nel settore dell'economia verde. In effetti il Polo Scientifico Tecnologico "Magna Grecia" di Taranto prevede fra i suoi obiettivi imprescindibili quello di creare nuova economia permettendo e favorendo lo sviluppo socio-economico locale: è infatti obiettivo prioritario quello di capovolgere il paradigma "degrado=povertà" in modo che, il degrado dell'ambiente purtroppo presente nel territorio tarantino, invece di essere causa di limitazione allo sviluppo socio-economico, possa essere fonte di sviluppo economico. Nuova occupazione nel settore dell'innovazione tecnologica in campo ambientale dovrà essere sviluppata per garantire nuove occasioni di lavoro per i giovani laureati e tecnici che non dovranno essere più costretti ad una loro emigrazione, quasi obbligatoria, verso il Nord o, molto spesso, verso paesi Stranieri.
In sintesi, Il PST si ripromette di:
a) sviluppare nuova ricerca e tecnologia nel settore ambientale
b) sviluppare nuova imprenditoria, soprattutto giovanile, nel territorio tarantino, relativamente a queste ;
c) coinvolgere in questo processo di sviluppo il SISTEMA NAZIONALE DI RICERCA, rappresentato localmente dall'Università di Bari "Aldo Moro", dal Politecnico di Bari, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall'Agenzia Regionale per l'Ambiente in Puglia;
d) confrontarsi e avvalersi del fondamentale supporto delle Istituzioni Pubbliche e Private (es. Comune, Provincia, ASI, CCIIAA, Associazione degli Industriali, Distretto Ambiente ecc.).
Lo stato dell'arte della realizzazione di questo progetto vede ad oggi l'acquisizione di quasi tutta l'attrezzatura scientifica di base e l'avvio dei Master di formazione che partiranno a maggio p.v.

I lavori saranno coordinati da Lunetta Franco, Presidente di Legambiente Taranto

Oggetto del convegno sarà quindi la situazione delle bonifiche dei siti inquinati in Italia e, in particolare, a Taranto

In Italia le superfici, terrestri e marine, individuate negli ultimi 15 anni come siti contaminati sono davvero rilevanti: 100 mila ettari inquinati in 39 siti di interesse nazionale e 6 mila aree di interesse regionale, in attesa di bonifica. Da Taranto a Crotone, da Gela e Priolo a Marghera, passando per la Terra dei fuochi: un business da 30 miliardi di euro tra ritardi e commissariamenti.
I risultati ottenuti fino ad oggi sono sconfortanti. Solo in 11 SIN è stato presentato il 100% dei piani di caratterizzazione previsti. Anche sui progetti di bonifica presentati e approvati emerge un forte ritardo: solo in 3 SIN è stato approvato il 100% dei progetti di bonifica previsti. In totale, sono solo 254 i progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione, su migliaia di elaborati presentati. Le bonifiche insomma vanno a rilento: la storia del risanamento in Italia sembra ferma a dieci anni fa nonostante i drammatici effetti sulla salute.
Anche per Taranto, a fronte di un'area SIN estremamente vasta, anche dopo la recentissima riduzione di 19 ettari, si deve accelerare il processo di risanamento ambientale e risolvere il problema delle risorse reperendo ulteriori fondi in aggiunta a quelli finora stanziati.
Il sequestro dell'area a caldo dell'Ilva disposto dalla Procura nel 2012 ha indotto infatti il Governo non solo al riesame dell'AIA ma anche a stipulare con urgenza, il 26 luglio 2012, un protocollo di intesa con Regione, enti locali ed Autorità Portuale. I fondi stanziati ammontano a 336,7 milioni di euro (di cui 329,7 mln di parte pubblica e 7,2 mln di parte privata, TCT S.p.A.): 119 milioni destinati alle bonifiche, 187 ad interventi portuali e 30 al rilancio dell'economia su basi di sostenibilità ambientale. Lo stanziamento, peraltro composto per lo più da capitolati di spesa già previsti e non ancora corrisposti, è insufficiente rispetto agli obiettivi prefissati, senza totale copertura economica e con la quota della Regione Puglia in ultimo bloccata dal patto di stabilità.

In questo scenario di grandi ritardi nelle attività di bonifica, un ruolo non marginale lo hanno avuto anche una parte dei soggetti responsabili dell'inquinamento. Sono numerose le storie di melina - per usare una metafora calcistica - operata dalle aziende sulle operazioni di bonifica. Un esempio è proprio quello dell'Ilva di Taranto.
Per avviare concretamente i processi di risanamento ambientale in Italia, Legambiente ha presentato proposte concrete. Tra di esse:
Istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani: uno strumento attivo negli Stati Uniti dal lontano 1980 (quando fu approvata la legge federale sul Superfund) e previsto anche nella proposta di direttiva europea sul suolo presentata nel 2006.
Potenziare il sistema dei controlli ambientali pubblici
Introdurre i delitti ambientale nel codice penale
Applicare il principio chi inquina paga anche all'interno del mondo industriale, promuovendo all'interno delle associazioni di categoria iniziative tese a escludere i soci che ricorrono a pratiche illecite nello smaltimento dei rifiuti, anche derivanti da operazioni di bonifica.

Programma  Convegno

TARANTO-ITALIA:  LE BONIFICHE TRA CHIMERA E REALTÀ
Venerdì 11 aprile, ore 17  - Biblioteca "Acclavio". Piazzale Bestat 3

Relazioni:

Lo stato di avanzamento delle bonifiche in Italia
Giorgio Zampetti (Responsabile scientifico nazionale Legambiente)

Impatto sanitario della residenza nei siti inquinati e valutazione costi-benefici delle mancate bonifiche
Fabrizio Bianchi (Unità di Epidemiologia ambientale dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa)

Il S.I.N. di Taranto
Leo Corvace (Legambiente Taranto)

Ricerca e start-up nel settore delle bonifiche: cosa sta facendo e cosa farà il Polo Scientifico Tecnologico Magna Grecia
Angelo Tursi (Docente di Ecologia Università di Bari - Polo scientifico-tecnologico Magna Grecia)

Coordina:
Lunetta Franco (Presidente Legambiente Taranto)


.

Articoli correlati

Legambiente, Circolo di Taranto - Via Temenide 30/A • Web Agency: Capera.it

Privacy Policy | Cookie Policy