Giovedì, 27 Marzo 2014 20:29

Tre giorni nel Parco nazionale del Cilento. Dal 25 al 27 aprile

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, secondo parco in Italia per dimensioni, si estende dalla costa tirrenica fino ai piedi dell'appennino campano-lucano, comprendendo le cime degli Alburni, del Cervati e del Gelbison, nonché i contrafforti costieri del M. Bulgheria e del M. Stella. Alle straordinarie emergenze naturalistiche, dovute alla notevole eterogeneità del territorio, si affiancano il carattere mitico e misterioso di una terra ricca di storia e cultura: il richiamo della ninfa Leucosia, alle spiaggie dove Palinuro lasciò Enea, dai resti delle colonie greche di Elea e Paestum, alla splendida Certosa di Padula. (dal sito www.parks.it , da cui sono tratte anche le successive brevi informazioni sugli itinerari naturalistici indicati).

Il programma:

Il 25 mattina breve passeggiata a Palinuro, percorrendo il sentiero che dal porto sale in cima al capo Palinuro, per poi trasferirsi in macchina  a Paestum per visitarne  nel pomriggio l'area archeologica con la cinta muraria, la via Sacra, il Foro, i templi (la "basilica",in realtà dedicato ad Hera, il Tempio di Nettuno, anch'esso in realtà dedicato ad Hera, e  il Tempio di Athena, noto in precedenza come Tempio di Cerere)  ed il Museo

Il 26  è dedicato ai circa 8 chilometri del Sentiero delle Gole del fiume Calore .
 "Il fiume Calore, per la sua bellezza e per la suggestione dei luoghi che attraversa è il "Fiume Principe" del Parco. Tra i paesi di Felitto e Magliano Nuovo, poi, raggiunge l'apice della sua spettacolarità. Qui il Calore va ad infiltrarsi tra pareti rocciose, acclivi che ricadono direttamente nel letto fluviale quasi volessero imprigionarlo e lo scorrere turbolento delle sue acque dopo migliaia di anni ha scolpito nella roccia tante "opere d'arte": marmitte dei giganti, campi carreggiati, conche laterali. E "Madre Natura", non ancora contenta di tanta bellezza ha completato la sua opera con una folta vegetazione che durante l'anno lo arricchisce con una molteplicità di colori. Nel corso delle epoche passate le antiche genti locali hanno lasciato tracce indelebili della loro civiltà: i due stupendi ponti medievali a schiena d'asino."

Il 27  mattina: la Gola del torrente Sammaro e Roscigno Vecchia, borgo abbandonato da un secolo,
"Scendere nella gola del Sammaro è come entrare nelle viscere della terra, da dove invece che fuoco sgorga acqua limpida e fresca che leviga le rocce calcaree del fondo del torrente rendendole candide e scivolose. Lo spettacolo è sublime nella sua selvaggia bellezza ed offre sensazioni irripetibili.
Altrettanto irripetibile è il fascino irradiato dal borgo fantasma di Roscigno Vecchio, abbandonato circa un secolo fa, che ora torna ad animarsi, grazie al rinnovato interesse per la cultura e le radici delle genti cimentane, le cui memorie e testimonianze sono accuratamente e gelosamente custodite nel piccolo museo etnografico allestito nel paese, la piazza antistante la chiesa, la fontana circolare in pietra e l'intero borgo, sembra un grande palcoscenico che attende con impazienza chi può farlo rivivere anche solo per un'ora"
Il 27 pomeriggio la risorgenza dell'Auso
Lungo la strada che circonda gli Alburni, tra gli abitati di Ottati e Sant'Angelo a Fasanella, si costeggia sulla destra la spettacolare risorgenza carsica dell'Auso che raccoglie e drena le acque sotterranee provenienti dall'intero settore centrale del massiccio montuoso. Imboccando una stradina all'altezza di Sant'Angelo a Fasanella che conduce all'omonimo torrente, si arriva all'inizio del percorso, dove la selvaggia bellezza della natura è stata completata dall'opera dell'uomo. Scavalcando un caratteristico ponte in pietra a schiena d'asino si arriva nei pressi del Vecchio Mulino, alimentato dalle stesse acque dell'Auso, che più in alto fornivano l'energia per mettere in rotazione la turbina della vecchia centrale idroelettrica. Entrambi tipici esempi di archeologia industriale
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