Sabato, 02 Febbraio 2013 14:24

DAL DIARIO DI UN TARANTINO VERACE DI CATALDO PORTACCI

RIFLESSIONI E PROPOSTE PER LO SVILUPPO ECOCOMPATIBILE DELLA NOSTRA CITTA’: LA DISCESA VASTO IERI E OGGI


La Nostra Città attraversa un periodo di crisi, il più difficile della sua storia recente. Il modello di sviluppo della monocultura industriale dell’acciaio, utile all’economia dell’intero Paese, mostra orami tutti i suoi limiti sino a diventare una vera e propria emergenza. Sono interessati diritti fondamentali come quelli alla salute e all’ambiente e quelli del lavoro per migliaia di famiglie. La Città di Taranto sta pagando un prezzo molto alto che non è monetizzabile. Si rende urgente e necessaria, con la stessa tensione e mobilitazione dimostrata dalla Città nel 2012, l’uscita da questa situazione attraverso un percorso virtuoso capace di unire Taranto in modo omogeneo
Sulla base di tali presupposti penso sia utile e opportuno, attraverso queste modeste note di recupero della memoria storica, contribuire con alcune proposte attuabili nel presente e valide per il futuro allo sviluppo della Nostra Città.
La Discesa Vasto, nel Borgo Antico Città Vecchia, è sita dopo il Ponte Girevole tra Piazza Castello e la curva dopo il pendio che arriva sino alla riva del Mar Piccolo lungo Via Garibaldi (detta anticamente Via della Marina “abbàscia a’ marina”) (Figura 1). Negli anni ’30 del secolo scorso da questa parte della Città iniziò il così detto “risanamento” attraverso le demolizioni delle antiche case del Pittaggio Turripenne sino alla chiesa di San Giuseppe. La storia millenaria della Città Vecchia, e in particolare di questa parte dell’Isola, è stata descritta nel corso degli anni da numerosi eminenti studiosi della tarantinità. La Discesa Vasto è tra i punti della Ciità Vecchia, che nel corso dell’ultimo secolo, hanno subito i più pesanti sconvolgimenti. Per la costruzione del Canale Navigabile e del Ponte Girevole; furono, infatti, demoliti: il Torrione S. Angelo collegato al Castello Aragonese, il Ponte in Muratura di Porta Lecce, le torri Vasto, Mater Domini e la Monacella. A testimonianza di questi antichi fortilizi sono sopravissuti e sono visibili pochi blocchi di carparo. Essi sono disposti proprio lungo la Discesa.
Eppure queste antiche vestigia portano ancora il carico dei segni della vita dei secoli scorsi. Sono presenti ancora le tracce dei traini tirati dai cavalli: essi sono costituiti da canaletti scavati sul muro dagli assi dei carri i quali durante il percorso nei due sensi erano condizionati dalla stretta dimensione della strada (Figura 2). L’antico piano stradale e la relativa pavimentazione, costruita con blocchi rettangolari di durissima pietra lavica, oggi è ricoperta dal moderno nastro d’asfalto. Questi antichi blocchi erano lavorati in superficie e quindi scheggiati dagli operai scalpellini e resi ruvidi al fine di agevolare la presa degli zoccoli dei cavalli da tiro, sia in discesa che in salita. Questa superficie irruvidita era indispensabile soprattutto nei giorni piovosi o particolarmente umidi per lo scirocco. Per agevolare lo sforzo dei cavalli, inoltre, erano applicati agli zoccoli delle specie di sandali costruiti in modo artigianale, con l’uso di vecchi copertoni delle prime automobili in circolazione negli anni ’30. Tali sandali erano confezionati e si acquistavano nelle botteghe dei maniscalchi a Porta Napoli. Essi erano chiamati “le scarpe de le cavadde”. Questo modesto, ma importante accessorio, in utilizzo sino all’ultimo dopoguerra, è stato descritto attraverso le note sul libro “Da un Ponte all’Altro” del Prof. Giacinto Peluso e prendeva il nome di Ipposandalo.
Durante gli anni ’80 del secolo scorso il sottoscritto, consigliere comunale durante l’Amministrazione democratica di sinistra Cannata – Battafarano, intervenne con alcune proposte, in seguito realizzate. Esse erano rivolte al recupero delle antiche mura alla rivalutazione dell’affaccio terrazzato sul Canale Navigabile., Dopo questi lavori eseguiti, purtroppo, non sono stati realizzati altri interventi. Il piano terrazzato più basso accessibile da una piccola porta, attualmente si trova in uno stato di abbandono e degrado; qui regnano cattivi odori e siringhe (Figura 3)! Quello superiore oltre ad essere più pulito non mostra alcuna forma di gestione archeologica e paesaggistica. Oltretutto, nel corso degli anni alcuni dei preziosi blocchi di carparo
sono andati dispersi … La Discesa Vasto non può rimanere un pezzo di un’arteria di scorrimento del traffico cittadino.
La Discesa assume una posizione baricentrica nell’assetto a “clessidra” della Città di Taranto. Il suo affaccio a mare detto il fosso (“u fuess) costituiva in passato l’antico passaggio tra l’Isola e la parte orientale della Città detta a “a passarell”. Sino agli anni ’40 del secolo scorso era attivo un collegamento con piccole imbarcazioni tra le due sponde. Il ripristino di tale toponimo potrebbe costituire il primo passo verso il recupero della suggestiva “passeggiata” tra il Borgo Antico e la Città Nuova a fini soprattutto di una rivalutazione turistica da sempre invocata.
Lo spiazzo antistante la Discesa Vasto, per ampiezza e dotazione, potrebbe costituire un ottimo punto di approdo, di arrivi e partenze (che collegherebbe Mar Grande e Mar Piccolo) per la rete idroviaria cittadina. Questo permetterebbe la decongestione del traffico cittadino proprio in uno dei suoi punti nodali con grandi benefici per la vivibilità della Città Bimare. Di grande valore è, quindi, l’utilizzo ai fini civili, per altro già iniziata, dell’antistante Banchina Torpedinere, che non può, però, rimanere fine a se stessa per i soli collegamenti dei Mezzi Navali AMAT. Andrebbe ampliato e portato a definitiva risoluzione il confronto per la dismissione e il riutilizzo ai fini civili delle strutture in Mar Piccolo, già avviato, con la Marina Militare che ha dimostrato in tale ambito una notevole sensibilità e disponibilità.
Oggi occorre un progetto a breve e medio termine di tutto il Borgo Antico per rivitalizzare questa parte importante del territorio. In sintesi il sottoscritto propone di:
 sfoltire i rami delle piante sottostanti il Canale Navigabile che ostacolano la piena veduta dell’affaccio a mare (Figura 5);
 dotare le terrazze di un idoneo arredo urbano;
 illuminare la zona con luci adatte alle caratteristiche del luogo;
 esporre delle bacheche, simili a quelle già in uso nei pressi delle Due Colonne su Via Duomo, in grado di erudire il visitatore sul contesto storico – architettonico del luogo;
 coinvolgere le associazioni culturali della Città per la promozione di iniziative che possano valorizzare il sito;
 nominare attraverso la Camera di Commercio un gruppo di imprenditori in grado di avviare iniziative ludico recettive consoni al luogo;
 ripristinare la targa del millennio della rifondazione di Taranto sotto l’antica colonna (Figura 6) con capitello collocato al centro del piano terrazzato.
Auspico che le proprie modeste proposte, presenti e future, siano da stimolo al dibattito per l’ormai inevitabile sviluppo ecocompatibile della Città di Taranto. Uno sviluppo che può e deve avere un cuore antico come l’immenso patrimonio storico e culturale tramandatoci. Per questo è essenziale un impegno più qualificato ed incisivo di tutte le istituzioni democratiche e dei suoi eletti presenti e futuri ad ogni livello.
Ogni cittadino di Taranto deve dare il proprio prezioso contributo per il nuovo piano urbanistico della Città con idee e proposte.
Tutti i Tarantini devono accettare questa sfida epocale che va solo assunta e affrontata.
Taranto, 15 Gennaio 2013 Cataldo PORTACCI

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