Il progetto di realizzare un rigassificatore alla testata del Molo polisettoriale di Taranto, occupando il 20% dell'intera superficie del molo stesso, per Legambiente è incompatibile con la individuazione del porto di Taranto quale hub per l'eolico offshore. L'incompatibilità deriva, in parte, dai grandi spazi che richiedono le attività di carico, scarico e movimentazione delle singole componenti unitamente alle attività connesse all'assemblaggio degli aereogeneratori. Soprattutto, l'assemblaggio delle diverse componenti, che si svolgerà in un'area già individuata, posta alla radice del Molo polisettoriale, a qualche centinaio di metri dall'eventuale rigassificatore, richiede una pressoché continua attività di saldatura con una inevitabile produzione di scintille: se si verificasse una significativa fuga di gas metano dal rigassificatore, e se il vento spirasse da sudovest spingendo il gas verso l'hub, una scintilla generata nell'area dell'hub-eolico potrebbe innescare una grande fiammata con conseguente incendio. Risulta quindi del tutto evidente la estrema pericolosità di svolgere le attività di assemblaggio non distanti dall'impianto di rigassificazione e dalle navi metaniere attraccate alla banchina in relazione ai rischi di possibili fughe di gas che non possono essere escluse in assoluto.
Taranto, insieme ad Augusta, è stata inserita ufficialmente dal Governo tra gli hub strategici nazionali per lo sviluppo dell'eolico offshore galleggiante, a seguito della trasmissione all'Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio del decreto interministeriale n. 167 del 4 luglio 2025, registrato dalla Corte dei Conti il 23 settembre 2025, con investimenti per circa 28 milioni di euro per l'ammodernamento e per la realizzazione delle necessarie infrastrutture e piena operatività prevista per il 2027/2028, sostenendo così la resilienza energetica italiana e riducendo la dipendenza dalle fonti fossili, gas compreso. Una importante leva di sviluppo sostenibile per il territorio, in relazione sia alle attività portuali che alle attività collegate che si svilupperebbero a terra nella cantieristica per le energie rinnovabili, con rilevanti ricadute occupazionali, e che affermerebbe il ruolo strategico del porto jonico nella filiera delle energie rinnovabili e dell'economia del mare. La realizzazione del rigassificatore affosserebbe questa opportunità e, insieme, la possibilità concreta di aprire un nuovo capitolo della storia della nostra città, superando il modello produttivo fondato sulle fonti fossili, e perseguendo l'obiettivo di un'economia rigenerata, basata su decarbonizzazione, innovazione, sostenibilità e qualità del lavoro. Per questo il progetto va rigettato.
Peraltro, i rischi connessi ad un possibile incidente che coinvolgesse l'impianto di rigassificazione, con conseguenze che potrebbero essere gravissime, riguarderebbero sia i lavoratori che si trovassero sul Molo polisettoriale sia la popolazione civile, a partire da chi vive a Lido Azzurro. Lido Azzurro è infatti abitato da numerose famiglie residenti tutto l'anno, mentre d'estate le presenze si moltiplicano sia per l'utilizzo della spiaggia contigua al Molo polisettoriale che delle seconde case.Eppure, incredibilmente, Lido Azzurro non viene presa in considerazione nella documentazione progettuale che indica in oltre 6 chilometri la distanza dall'impianto del centro abitato, non considerando quindi le abitazioni di Lido Azzurro, collocate nei pressi del Molo.
L'area di Taranto è stata interessata qualche anno fa da un tornado, classificato F3 nella scala Fujita, cioè con velocità del vento compresa tra 254 e 332 chilometri all'ora, che solo per fortuna non investì gli impianti dell'Eni e dell'ex Ilva: le possibili conseguenze avrebbero potuto essere drammatiche. Nella documentazione di accompagnamento del progetto di rigassificatore si legge che "...si ritiene che il contributo degli eventi di tipo tornado al rischio complessivo del Terminale possa essere considerato marginale". Il cambiamento climatico connesso all'utilizzo dei gas serra sta comportando un intensificarsi dei fenomeni estremi ed un aggravarsi della loro intensità: nel 2025 in Italia si sono registrati 376 eventi meteo estremi - segnando un aumento del 5,9% rispetto al 2024 – e di questi ben 86 hanno comportato danni da vento. Un nuovo tornado, purtroppo, non si può escludere e la sua intensità e pericolosità potrebbero essere maggiori di quello che colpì il nostro territorio, con conseguenze che potrebbero essere gravissime se sulla sua traiettoria si venissero a trovare impianti a rischio di incidente rilevante, come un rigassificatore o quelli dell'ENI e dell'ex ILVA, situati in un'area comunque prossima al Molo Polisettoriale, con un possibile devastante "effetto domino". La realizzazione di un impianto di rigassificazione comporterebbe un ineliminabile aggravio dei profili di rischio. Aggiungiamo che Taranto è sede di una base navale che vede spesso presenti sottomarini a propulsione nucleare, anch'essi passibili di possibili pericolose collisioni con una nave metaniera.
Legambiente pone tali considerazioni alla base del proprio NO al progetto di rigassificatore al Molo Polisettoriale di Taranto..
La città di Taranto si è già espressa negativamente, quasi vent'anni fa, rispetto ad un altro progetto di rigassificatore a terra, quello di Gas Natural: crediamo che questa volontà, ribadita l'anno scorso con il No alla ipotesi di una nave rigassificatrice, vada rispettata, se si vuole che la parola "democrazia" continui ad avere un significato. In tal senso crediamo opportuno che il consiglio comunale si esprima con chiarezza sull'argomento, ci auguriamo all'unanimità, supportando le Osservazioni che crediamo sia necessario l'Amministrazione comunale appronti intervenendo nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale apertosi agli inizi di febbraio.
Martedì, 10 Febbraio 2026 22:21
Legambiente: NO al Rigassificatore al Molo polisettoriale di Taranto. Incompatibile con l’hub per l’eolico offshore al porto. Gravi ed ineliminabili i rischi
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