Da martedì 10 febbraio, il DDL per l'introduzione dei reati ambientali nel codice penale è finalmente in Aula al Senato.
Da mesi facciamo pressione affinché questo provvedimento diventi legge in tempi brevi. Abbiamo già raccolto oltre 64mila firme e qualche risultato c'è stato: Molte nostre proposte emendative sono state accolte in commissione. Ma non vogliamo fermarci qui. Facciamo sentire il nostro fiato sul collo a tutto il Senato, in nome del popolo inquinato.
Se ancora non lo hai fatto, sottoscrivi l'appello al presidente del Senato Pietro Grasso, su www.change.org/legambiente-ecoreati/
Manca poco, e non vogliamo che si perda altro tempo! L'ambiente aspetta giustizia, da troppo
L'iter della legge che introduce i reati ambientali nel Codice penale ha fatto un altro importante passo in avanti. A fine gennaio le commissioni riunite Ambiente e Giustizia del Senato hanno licenziato il testo, modificando quello già approvato alla Camera ormai un anno fa. Ora la parola è all'Aula di Palazzo Madama.
Il testo frutto del lavoro delle commissioni nelle ultime settimane ha accolto molte delle proposte emendative presentate da Legambiente. Proporremo ancora alcuni aggiustamenti ai senatori, nella consapevolezza che già con questa formulazione avremmo finalmente nel nostro ordinamento quattro nuovi delitti ambientali nel Codice penale, in grado di scongiurare i casi di impunità che hanno purtroppo funestato la cronaca giudiziaria degli ultimi decenni.
Per citare solo alcuni dei progressi fatti, rileviamo che il testo non subordina, come faceva invece quello approvato alla Camera, la contestazione dei reati di inquinamento e di disastro ambientale alla "violazione di specifiche disposizioni legislative" (locuzione ora sostituita con la formula più corretta di "abusivamente"). Altra importante modifica apportata riguarda la possibilità di contestare il cosiddetto delitto di "disastro innominato" per i procedimenti giudiziari in corso.
Tra le ulteriori migliorie che proponiamo invece ai senatori, una riguarda la necessità, per contestare l'inquinamento ambientale, di accertare la compromissione o il deterioramento «durevoli dello stato preesistente», formulazione a nostro avviso passibile di interpretazioni che rischiano di svilire la portata sanzionatoria. La riflessione, poi, va estesa anche ad una eccessiva estensione della non punibilità per i reati colposi per chi mette in campo operazioni di risanamento e bonifica e anche ai tempi di prescrizione, già ampliati rispetto alla situazione attuale ma sui quali si può fare ancora un passo in avanti.
Assieme alle tante sigle che hanno sottoscritto l'appello di Legambiente e Libera, vigileremo per evitare tentativi di stravolgimento del testo in Aula e per chiedere al Senato di concordare le (poche) modifiche da apportare con i gruppi parlamentari della Camera, in modo che l'ulteriore passaggio a Montecitorio sia quello definitivo.
Siamo all'ultimo chilometro di una estenuante maratona iniziata più di vent'anni fa con la presentazione del primo Rapporto Ecomafia di Legambiente.
Sappiamo di forti pressioni per peggiorare il disegno di legge approdato in aula e su questo chiediamo ai ministri dell'Ambiente Galletti e della Giustizia Orlando garanzie affinché ciò non avvenga. Per arrivare al traguardo velocemente chiediamo alle cittadine e ai cittadini di continuare a far sentire il fiato sul collo alle istituzioni sottoscrivendo l'appello "In nome del popolo inquinato" su www.change.org/legambiente-ecoreati/
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Giovedì, 12 Febbraio 2015 08:03
Ecoreati, la legge a pochi passi dalla meta
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Consapevolezza Ambientale
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