Lunedì, 15 Dicembre 2014 20:01

Dopo il flop di Lima, gli ambientalisti alla Commissione europea: “Fermatevi! State mettendo a rischio decenni di politiche ambientali”

Alla vigilia della riunione in cui la Commissione guidata da Juncker intende cancellare dal suo programma le nuove direttive sulla qualità dell'aria (che dovrebbe fissare limiti più stringenti per emissioni nocive come anidride solforosa, particolato e ossidi d'azoto) e quelle sull'economia circolare, che impone un giro di vite sugli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti (70% per quelli municipali e 80% per quelli da imballaggi entro il 2030), vietando anche di gettare in discarica qualunque materiale riciclabile.
Legambiente e Kyoto Club insieme a decine di associazioni ambientaliste europee rivolgono invece un fermo appello a Juncker e ritengono indispensabile una mobilitazione di tutti gli attori economici e della società civile affinché nella riunione di martedì la commissione europea non elimini dal suo programma di lavoro né il piano sulla qualità dell'aria, fondamentale per la salute dei cittadini, né quello per l'economia circolare decisivo per l'ambiente ma anche per il rilancio dell'economia
"Juncker vorrebbe usare la scusa che non ci sarebbe unanimità tra gli Stati nel perseguimento degli obiettivi - ha detto Stefano Ciafani, vicepresidente Legambiente - ma non è vero e anzi 11 paesi membri tra cui il nostro, ma anche Germania e Francia, gli hanno scritto per evitare questa clamorosa e dannosissima marcia indietro"
"Evidentemente invece sono le lobby più conservative a spingere in una direzione contraria allo sviluppo di una reale politica economica - ha detto Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club - che permetta di raggiungere obiettivi industriali in linea con i target ambientali e a rinviare l'adozione di specifiche strategie indispensabili per la conversione del sistema industriale europeo".
Se rinunciare a regole stringenti sulla qualità dell'aria significa con tutta evidenza mettere in pericolo la vita di migliaia di cittadini, non adottare un piano per l'economia circolare l'Europa é un suicidio economico perché quel piano può:
aumentare il riciclaggio evitando la perdita di materie prime pregiati. Secondo recenti statistiche, in Europa, usiamo 16 tonnellate di materiali vergini per persona per anno, di cui 6 tonnellate diventano rifiuti. Nonostante sia migliorata la gestione dei rifiuti, una quantità significativa di potenziali "materie prime secondarie" quali metalli, legno, vetro, carta, plastica finiscono in discarica. Solo il 40% dei materiali viene riutilizzato o riciclato e in alcuni paesi oltre l'80% finisce ancora in discarica;
creare posti di lavoro e crescita economica. 180.000 nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati, se continuiamo a perseguire gli obiettivi già impostati. Con il pacchetto possiamo adeguare le competenze dei lavoratori alle trasformazioni industriali e guidare una transizione del mercato del lavoro, il rafforzamento della governance e iniziative di partnership pubblico-privato;

Intanto la Conferenza di Lima è terminata con una pericolosa battuta d'arresto nei negoziati sul clima. Nessun significativo passo in avanti è stato fatto, rischiando così di compromettere l'esito della Conferenza di Parigi, dove il prossimo dicembre i governi sono chiamati a sottoscrivere il nuovo accordo globale sul clima. Gelato l'ottimismo degli ultimi mesi, generato dalla grande mobilitazione globale della società civile. E cresce la preoccupante distanza tra governi e cittadini, che chiedono una forte azione dei governi per contrastare da subito l'emergenza climatica.
Le fondamenta del nuovo accordo sono gli impegni nazionali, che i paesi devono annunciare entro la fine del prossimo marzo 2015. Una sorta di piani d'azione nazionali, che insieme dovranno costituire il primo piano d'azione globale per liberarci dai combustibili fossili e raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050, con impegni di riduzioni al 2020 aggiuntivi a quelli attuali per garantire il rispetto della soglia critica dei 2°C.
"A Lima - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - purtroppo i governi sono stati incapaci di sciogliere i nodi relativi alla differenziazione degli impegni nazionali e al sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo, che continuano a bloccare i negoziati verso Parigi. Rimangono ancora ben saldi gli antichi steccati tra paesi industrializzati e in via di sviluppo che l'accordo USA-Cina ci aveva fatto sperare fosse possibile superare. E' indispensabile che i governi si mettano al lavoro da subito per superare questi steccati e concordare i criteri per differenziare senza ambiguità e in una dimensione dinamica gli impegni dei singoli paesi - ricchi, emergenti e poveri - nel pieno rispetto dell'equità. Solo così – ha concluso Cogliati Dezza - sarà possibile mettere in campo un'azione globale comune, la sola in grado di mantenere il riscaldamento del pianeta sotto la soglia critica dei 2°C, oltre la quale si rischia il punto di non ritorno come non si stancano di ripetere gli scienziati dell'IPCC".
A tal fine è indispensabile che i paesi industrializzati onorino i propri impegni finanziari, per ristabilire la necessaria fiducia tra paesi ricchi e poveri, e sottoscrivano una roadmap che consenta di raggiungere entro il 2020 l'obiettivo già concordato dei 100 miliardi di dollari. A Lima l'Europa - sostenuta dalla presidenza italiana - si è purtroppo distinta per la sua opposizione all'adozione di una dettagliata roadmap finanziaria al 2020. In questo modo ha ulteriormente indebolito la sua tradizionale alleanza con quei paesi in via di sviluppo ed emergenti disposti a contribuire fattivamente al superamento degli steccati, rimanendo così a margini dei negoziati.
Nei prossimi mesi sarà indispensabile, per spingere i governi a passare dalle parole all'azione, mettere in campo una forte mobilitazione della società civile. A partire dall'Italia e dall'Europa. Senza una ritrovata leadership europea difficilmente la Conferenza di Parigi potrà avere successo.

Articoli correlati

Legambiente, Circolo di Taranto - Via Temenide 30/A • Web Agency: Capera.it

Privacy Policy | Cookie Policy