La Puglia con 2.931 infrazioni accertate sale al terzo posto nella classifica generale dell'illegalità ambientale e resta sul podio per il ciclo illegale del cemento e per reati contro la fauna rispettivamente al secondo e terzo posto. Aumentano i reati nel ciclo dei rifiuti: la Puglia è seconda dopo la Campania. Diverse le operazioni delle Forze dell'Ordine che hanno portato alla luce rifiuti tombati ultima quella a Grottelline in agro di Spinazzola, dove si vuole realizzare una discarica. Bari e Foggia fra le prime dieci province per illegalità ambientale in Italia nel 2013
In Italia sono 29.274 le infrazioni accertate nel 2013, più di 80 al giorno, più di 3 l'ora. In massima parte hanno riguardato il settore agroalimentare: ben il 25% del totale, con 9.540 reati, più del doppio del 2012 quando erano 4.173. Il 22% delle infrazioni ha interessato invece la fauna, il 15% i rifiuti e il 14% il ciclo del cemento.
Il fatturato, sempre altissimo nonostante la crisi, ha sfiorato i 15 miliardi di euro grazie al coinvolgimento di numerosi clan (ben 321) che per i loro traffici hanno potuto contare spesso sull'aiuto di funzionari e dipendenti pubblici consenzienti o decisamente disonesti che hanno semplificato iter e processi autorizzativi in cambio di sostanziose mazzette. E se l'aggressione ai beni comuni continua senza sosta e senza troppi scossoni, cambia la geografia degli ecocrimini, sempre più insofferente ai confini territoriali e amministrativi (sia regionali che nazionali o internazionali), così come mutano le strategie criminali e i modus operandi. I rifiuti, ad esempio, non finiscono solo sotto terra, ma anche nei circuiti del riciclo in nero o del finto riciclo, i soldi incanalati nei circuiti finanziari internazionali. Ci troviamo quindi, di fronte ad una imprenditoria ecocriminale, caratterizzata da un vivace dinamismo, a cui fa da contraltare l'immobilismo della politica nazionale: nel nostro Paese vige ancora una legislazione a tutela dell'ambiente del tutto inadeguata, a carattere sostanzialmente contravvenzionale e basata su una vecchia impostazione che riconosce massimamente le ragioni dell'economia tralasciando i costi ambientali, sanitari e sociali.
Ecomafia 2014, il dossier di Legambiente che monitora e denuncia puntualmente la situazione della criminalità ambientale - dedicato quest'anno alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, recentemente scomparso per la malattia contratta proprio a causa delle indagini sui traffici dei rifiuti condotte tra Campania e Lazio - è stato presentato oggi a Roma .
"Reati ambientali e corruzione sono strettamente connessi - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. E all'inizio di quest'anno sembrava possibile uno scatto politico in avanti per affrontarli finalmente con strumenti adeguati. Il disegno di legge sui reati ambientali approvato alla Camera e la gestazione in Parlamento di un disegno di legge sulla corruzione sono iter necessari e a nostro avviso non più rinviabili. Invece, ancora una volta, sono bloccati. La commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti non è ancora operativa. E gli inquinatori festeggiano. Perché senza l'approvazione della legge che inserisce i reati ambientali nel codice penale, che seppure troppo limitata e imperfetta rappresenterebbe un chiaro indirizzo e magari anche un punto di non ritorno nella lotta alle ecomafie, sarà difficile istituire inchieste e colpire gli ecocriminali che nonostante i danni pesantissimi inferti alla comunità e all'ambiente continueranno a farla franca".
"Ecomafia 2014 - ha dichiarato la direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni – evidenzia un nuovo aspetto delle attività degli ecocriminali che si muovono con strategie sempre più sofisticate camuffate di legalità che si espandono verso nuovi settori. Sul fronte della corruzione è necessaria una risposta urgente perché è proprio l'area grigia dei funzionari pubblici corrotti che arricchisce e rende ancor più potente l'ecomafia. Nelle banche straniere transitano soldi accumulati trafficando rifiuti, prodotti alimentari contraffatti e opere d'arte rubate. Diminuisce leggermente il numero dei reati che diventano però più gravi, invasivi e pericolosi. La corruzione, la complicità di quella che abbiamo chiamato 'area grigia' dei funzionari pubblici consenzienti, amplifica il fenomeno che riguarda tutta l'Italia e si allarga all'Europa, danneggiando pesantemente l'economia legale, consumandone spazi e risorse e condizionando profondamente alcuni settori strategici, come quello delle rinnovabili ad esempio, dove le organizzazioni criminali investono sempre di più approfittando dei prestiti e degli aiuti europei che gli permettono di ripulire i profitti illeciti attraverso attività economiche legali".
La lieve flessione del business ecocriminale (nel 2013 pari a quasi 15 miliardi di euro mentre era 16,7 miliardi l'anno prima), è dovuta al calo degli investimenti a rischio, passati da 7,7 a 6, in una sorta di spending review per cui diminuendo la spesa pubblica diminuiscono anche le occasioni di guadagno per le cosche. Rimane sostanzialmente invariato il business illegale dei rifiuti speciali, pari a 3,1 miliardi di euro e il fatturato dell'abusivismo edilizio, stabile a 1,7 miliardi.
Analizzando le tipologie di reato, Ecomafia 2014 evidenzia un leggero calo delle infrazioni rispetto al 2012 (-14%), dovuto soprattutto alla riduzione degli incendi, un aumento delle denunce (28.360, erano 28.132 l'anno precedente), il calo dei sequestri (7.764 nel 2013, 8.286 nel 2012), mentre il numero degli arresti rimane stabile a 160.
Dal gennaio del 2013 ad aprile di quest'anno sono 21 le amministrazioni comunali sciolte per condizionamento mafioso.
Aumentano i reati nel ciclo dei rifiuti, passando da 5.025 a 5.744, + 14,3%, con 6.971 denunce (+ 15,9%) e 90 arresti: 90 (+3,4%). Salgono anche i sequestri: 2.318, + 3,9%. Il 40% dei reati avviene nelle 4 regioni a tradizionale insediamento mafioso, Campania in testa con 953 reati, il 17% del totale, seguita da Puglia, Calabria e Lombardia. Tra le provincie, prima è Napoli seguita da Roma quindi Reggio Calabria e Salerno.
Nel ciclo del cemento calano i reati: 5.511 nel 2013 (-12,7%, erano 6.310 scorso anno) e salgono gli arresti (21), calano denunce (7.155) e sequestri (1.566). Il 44,2% dei reati avviene nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa, Campania in testa, seguita da Puglia, Calabria, Lazio, Sicilia e Toscana. Napoli è la provincia più colpita.
Eclatante il boom dei reati nel settore dell'agroalimentare che dai 4.173 reati del 2012 passa a ben 9.540 con il raddoppio delle denunce e 57 persone arrestate.
Salgono anche i reati contro la fauna con infrazioni per commercio illegale di specie protette, abigeato, bracconaggio, allevamenti illegali, pesca di frodo, maltrattamenti e combattimenti clandestini: 8.504 totali, più 6,6%, con l'impennata degli arresti che passano da 7 a 67, 7.894 denunce e 2.620 sequestri. La maggior parte dei reati si registrano in Sicilia con 1.344 infrazioni, seguita da Campania (1.075) e Puglia (953).
Nel complesso, il 47% dei reati ambientali è avvenuto in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Regioni dove si registra anche il record delle persone denunciate (4.072), degli arresti (51), e dei sequestri (1.339). La regione del centro Italia con più ecocrimini è il Lazio con 2.084 reati, 1.828 denunce, 507 sequestri e 6 arresti, mentre la prima regione del Nord è la Liguria con 1.431 reati. A livello provinciale la classifica vede in testa Napoli, seguita da Roma, Salerno, Reggio Calabria e Bari.
Buone notizie sul fronte incendi, che diminuiscono notevolmente: dagli 8.304 del 2012 ai 3.042 del 2013 (- 63%), dimezzate le persone denunciate (da 742 a 375) con calo degli arresti (da 21 a 7) e dei sequestri: da 154 a 88. Nonostante ciò, rimane alto il numero di ettari di superficie boscata percorsi dal fuoco: 1.304. Se la creazione del catasto delle aree bruciate e il monitoraggio messo in campo da un numero crescente di amministrazioni ha funzionato da deterrente, speriamo che il trend positivo sia confermato anche nei prossimi anni. Il fenomeno degli incendi boschivi vede la Puglia in cima alla classifica delle regioni più colpite.
Numerose truffe in questi anni hanno contaminato il mondo della Green economy e delle energie rinnovabili, un settore strategico per affrancare il paese dalle fonti fossili e per fronteggiare la crisi investendo su innovazione e tecnologie pulite che però ha subìto gli effetti della deregulation che domina il settore, permettendo a cosche e comitati d'affari spesso in joint-venture di mettere a segno colpi importanti a scapito delle imprese oneste.
Altra frontiera della criminalità organizzata risulta essere quella dei centri commerciali e della Grande distribuzione organizzata, dove 'ndrangheta e camorra, al sud come al nord, si sono inserite come soggetto imprenditoriale a tutto tondo. Non si parla più solo di pizzo infatti, perché la criminalità si 'occupa' dell'intera filiera: entra nella gestione dei cantieri, controlla assunzioni e forniture, sfrutta le attività commerciali per riciclare e ripulire denaro sporco.
Per concludere, non poteva mancare un approfondimento sulla Terra dei fuochi, dove la sospensione dei campionamenti sui suoli a rischio e il mancato rispetto delle scadenze previste dalla legge sembrano l'ulteriore prova di scarsa pianificazione e coordinamento delle istituzioni.
Sono tante, troppe le domande senza una risposta, a partire dal fatto che dopo vent'anni di immobilismo ora scatta l'emergenza rifiuti radioattivi. Per questo chiediamo ai ministri dell'Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali un deciso cambio di passo. Servono trasparenza e certezze sulla programmazione degli interventi e sui tempi. Occorre procedere in maniera spedita: rafforzando l'attività di repressione dei fenomeni di smaltimento illegale, dando piena attuazione ai programmi di prevenzione sanitaria e di analisi epidemiologica (buona parte dei comuni interessati sono ancora senza Osservatorio sui tumori), procedendo alla delimitazione e alla successiva bonifica delle aree contaminate.
La situazione in Puglia.
Nella classifica generale dell'illegalità ambientale in Italia nel 2013, la Puglia sale al terzo posto con 2.931 infrazioni accertate, 2.579 persone denunciate, 28 arrestate e 1.028 sequestri effettuati. Per quanto riguarda il numero dei sequestri effettuati, la nostra regione è seconda nel 2013. Mentre nella classifica provinciale dell'illegalità ambientale in Italia nel 2013 troviamo ben due province pugliesi: Bari al 5° posto e Foggia al 6° posto rispettivamente con 846 e 795 infrazioni accertate.
Nel ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia sale al secondo posto con 469 infrazioni accertate, 487 persone denunciate, 9 arrestate e 242 sequestri effettuati. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentrano nelle province di Bari (177), Taranto (98) e Foggia (72).
In Puglia, dal 2002 ad oggi (6 giugno 2014)ci sono state ben 44 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 18,6% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale.
Venendo alle inchieste più importanti, lo scorso 11 aprile è stata la Dda di Bari a chiudere una maxi operazione contro il traffico organizzato di rifiuti, nome in codice Black Land. L'inchiesta si è concentrata soprattutto nell'area foggiana e ha permesso di sgominare un'organizzazione criminale dedita al traffico illecito di rifiuti su scala nazionale, portando all'arresto di 14 persone, fra cui imprenditori del foggiano e del napoletano. Gli inquirenti hanno pure sequestrato aziende, stabilimenti, automezzi pesanti, per un valore di 25 milioni di euro. Migliaia di tonnellate di rifiuti speciali non trattati provenienti da impianti di compostaggio e di stoccaggio, ubicati in Campania, nelle province di Salerno, Caserta e Avellino, venivano smaltiti illecitamente in Puglia, direttamente in un enorme voragine ricavata in un terreno agricolo a Ordona, nel foggiano, proprio a due passi dal sito archeologico dell'antica Herdonia. Si stima che nella mega discarica illegale di Ordona siano state interrate 500 mila tonnellate di rifiuti speciali. Negli ultimi mesi, in Capitanata, sono state individuate e sequestrate decine di discariche abusive di ampie dimensioni.
Sono invece 13.000 le tonnellate di fanghi tossici versate su terreni coltivati a frutteto e oliveto scoperte nell'hinterland brindisino. È quanto emerso dall'operazione Ulivo infangato condotta dai Carabinieri del Noe di Lecce, coordinati dalla Procura di Brindisi, nel cui mirino sono finiti imprenditori, autotrasportatori e proprietari dei terreni su cui sono stati sversati i fanghi dragati del porto di Taranto non trattati per eliminare le sostanze nocive. Anche nel Salento non mancano le inchieste da parte della Procura di Lecce sui rifiuti tossici interrati.
C'è poi la dimensione transnazionale della Puglia, cerniera tra l'Europa, i Balcani e il Medio Oriente, che l'ha trasformata in una base logistica per traffici transfrontalieri di rifiuti. Soprattutto quelli diretti verso il sud est Europa e l'Estremo Oriente. Si tratta di rifiuti costituiti principalmente da cascami di gomma e pneumatici fuori uso, materiale tessile, materiale plastico di scarto, carta da macero, rottami ferrosi e rifiuti elettrici ed elettronici. Solo nel porto di Bari, nel 2013, l'Agenzia delle dogane, insieme alle Forze dell'Ordine, ha sequestrato 180 tonnellate di scarti diretti illegalmente oltre confine.
«Oltre ai traffici organizzati, la Puglia si conferma anche una delle regioni più martoriate dalle discariche illegali - dichiara Francesco Tarantini , presidente Legambiente Puglia - Dalle piccole discariche di eternit, laterizi e pneumatici fuori usi alle grandi superfici in cui è stata seppellita e accatastata l'immondizia per decenni. In questi ultimi mesi sono diversi i tombamenti di rifiuti scoperti dalle Forze dell'Ordine, ultimo quello in località Grottelline a Spinazzola. Per fortuna, unico caso in Italia, a mettere i sigilli a queste bombe ecologiche e a monitorare costantemente la situazione è un gruppo interforze costituito dai carabinieri del Noe, dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Guardia di Finanza, che sta facendo rete nella lotta all'illegalità ambientale e che si avvale anche delle competenze scientifiche di Cnr e Arpa Puglia. Questo grazie al protocollo d'intesa che la Regione Puglia ha prorogato per l'ottavo anno consecutivo. Dal 2007 ad oggi sono state ben 2.620 le aree sequestrate dall'interforza per smaltimenti illegali di ogni genere. Una risposta corale, dunque, per fronteggiare una aggressione ambientale particolarmente incisiva in questa regione».
Nella classifica dell'illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia rimane stabilmente al secondo posto della classifica con 603 infrazioni accertate (quasi l'11% del totale nazionale), 880 persone denunciate e 318 sequestri effettuati. È l'unica regione, insieme alla Calabria, in cui sono stati effettuati degli arresti: sono state infatti 14 le persone raggiunte da ordine di custodia cautelare. Quattro province su sei, Bari, Foggia, Lecce e Taranto, si sono piazzate tra i primi 14 posti della graduatoria provinciale del mattone fuorilegge. La piaga del cemento fuorilegge devasta le località più rinomate dal Salento al Gargano. Proprio qui resiste la vergogna del villaggio abusivo di Torre Mileto, che Legambiente annovera nella classifica nazionale degli ecomostri da abbattere in corsia preferenziale. L'abusivismo edilizio "on the beach" dilaga in Salento dove, con l'apertura della stagione estiva, ogni anno arrivano puntuali i sigilli a nuove e vecchie strutture abusive a pochi chilometri dalla battigia. Il lavoro delle forze dell'ordine e delle capitanerie di porto si è particolarmente concentrato sul fenomeno delle strutture turistiche a carattere stagionale realizzate su aree demaniali, senza permessi o con autorizzazioni scadute. Con l'operazione Coast to Coast il Noe di Lecce ha sequestrato ben cinque vaste aree demaniali in concessione, interi complessi edilizi, stabilimenti balneari e locali da ballo. Nel leccese, tuttavia, grazie al lavoro della Procura della Repubblica, si concentra la maggiore attività repressiva contro l'abusivismo che si traduce in alcune decine di demolizioni edilizie ogni anno. Le ruspe quest'anno sono arrivate anche nel brindisino, a Ostuni. Lo scorso 12 aprile, infatti, è stata restituita alla sua originaria bellezza la scogliera di Villanova di Ostuni, dove da oltre trent'anni sorgeva un ecomostro mai completato a picco sul mare che secondo le intenzioni dei proprietari sarebbe dovuto diventare un hotel, ma dopo 15 anni di contenzioso è stato ritenuto del tutto abusivo ed abbattuto. In provincia di Taranto, a Palagiano, in un'area a vincolo paesaggistico, continua a sopravvive un complesso turistico noto come Pino di Lenne, dal nome della località alla foce del fiume Lenne, dichiarato abusivo con sentenza definitiva già nel lontano 1989. Un'altra vicenda degna di nota è quella porto di Molfetta. Oltre sessanta le persone indagate a vario titolo, nell'ambito dell'Operazione D'Artagnan, coordinata dalla procura di Trani, che lo scorso ottobre 2013 ha portato la Guardia di Finanza di Bari e il Corpo Forestale dello Stato a due arresti e al sequestro dell'area destinata al nuovo porto commerciale di Molfetta.
«I dati delle forze dell'ordine - continua Tarantini - confermano come sono ancora troppi i manufatti abusivi che deturpano la Puglia, seconda nella classifica dell'illegalità nel ciclo del cemento. Purtroppo le ordinanze di demolizione che vengono eseguite sono solo il 5%. Il miglior deterrente al nuovo abusivismo rimane l'abbattimento degli immobili fuorilegge, quindi il ripristino della legalità».
In questi anni, Legambiente, nelle pagine del rapporto Ecomafia, ha sempre raccontato e continuerà a raccontare le storie di corruzione, le truffe, le infiltrazioni dei clan che hanno pesantemente contaminato il mondo delle energie rinnovabili. Un settore strategico della green economy, fondamentale al nostro paese per affrancarsi dalle fonti fossili e per fronteggiare la crisi investendo su innovazione e tecnologie pulite. Si chiama Black out l'operazione coordinata dalla procura di Brindisi che, nel settembre del 2013, ha portato all'arresto di dodici persone e al sequestro di 27 impianti fotovoltaici per un valore di oltre 150 milioni di euro. Trentasette megawatt spalmati su 120 ettari di terreni tra i comuni di Brindisi, Francavilla Fontana, Torre Santa Susanna e Cellino San Marco. L'attività investigativa, nata da una serie di accertamenti e sequestri dei carabinieri del Noe di Lecce e della Guardia di Finanza ha permesso di portare alla luce un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati di indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato, abuso edilizio, anche in zone sottoposte a particolari vincoli paesaggistici, lottizzazione abusiva, falso e abuso di ufficio. Nel contesto di altre attività di polizia giudiziaria poste in essere nel medesimo settore, il Noe di Lecce ha sequestrato, nell'anno 2013 nelle province di Brindisi e Lecce ulteriori 18 impianti fotovoltaici irregolari.
Per quanto riguarda il racket degli animali (corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffico di animali da compagnia, commercio di specie protette, macellazione clandestina, bracconaggio e pesca di frodo) la Puglia scende al terzo posto (l'anno scorso era al secondo) con 953 infrazioni accertate, 899 persone denunciate, 50 arrestate e 321 sequestri effettuati. Tra le prime dieci province italiane per infrazioni contro la fauna troviamo Foggia con 288 infrazioni accertate (al 7° posto) e Bari con 249 infrazioni accertate (al 9° posto). In Puglia continuano a tenere banco fenomeni criminali come le corse clandestine di cavalli, più radicate nel Sud Italia. Nel mese di luglio 2013 tre persone sono state denunciate e dieci cavalli sequestrati. È l'esito dell'operazione della Polizia e della Guardia di Finanza di Lucera finalizzata al contrasto delle corse clandestine di cavalli e dei maltrattamenti di animali. Nelle campagne di Lucera gli investigatori hanno trovato tre aree dove erano stati realizzati dei manufatti adibiti a ricovero di equini e hanno sequestrato medicinali usati per incrementare le prestazioni fisiche e muscolari dei cavalli nel corso delle competizioni.
Sul fronte dell'archeomafia, l'aggressione criminale al patrimonio artistico e archeologico, la Puglia, una delle regioni più ricche di reperti archeologici ma anche di tombaroli attivi, sale al settimo posto con 36 furti di opere d'arte. A luglio scorso i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari hanno eseguito 21 decreti di perquisizione emessi dalla procura della Repubblica di Foggia nei confronti di persone ritenute responsabili dei reati di ricettazione, ricerche archeologiche non autorizzate e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo stato. L'attività di indagine riguardava il trafugamento di importanti reperti archeologici, testimonianze degli antichi insediamenti del IV-V secolo a.C. in Puglia e soprattutto della area foggiana, culla della cultura dauna.
«Occorre un salto di civiltà - conclude Tarantini - Non si può lasciare il nostro paese con una legislazione penale a tutela dell'ambiente del tutto inadeguata, a carattere sostanzialmente contravvenzionale. E per questo lanciamo un appello ai senatori pugliesi di tutte le forze politiche ad impegnarsi affinchè il Senato approvi in tempi rapidi il disegno di legge sui reati ambientali già discusso e approvato alla Camera. Senza l'approvazione della legge che inserisce i reati ambientali nel codice penale, che seppure troppo limitata e imperfetta rappresenterebbe un chiaro indirizzo e magari anche un punto di non ritorno nella lotta alle ecomafie, sarà difficile istituire inchieste e colpire gli ecocriminali che nonostante i danni pesantissimi inferti alla comunità e all'ambiente continueranno a farla franca»..
.
Mercoledì, 11 Giugno 2014 18:48
Legambiente presenta Ecomafia 2014: Nomi e numeri dell’illegalità ambientale in Italia. La Puglia terza per illegalità ambientale
Pubblicato in
Consapevolezza Ambientale
Articoli correlati
-
Legambiente presenta Mal’aria 2012
Venerdì, 20 Gennaio 2012E’ emergenza smog nelle città italiane - Fuori legge per pm10 il 67% dei capoluoghi - Anche a Taranto è emergenza polveridi provincia monitorati ... -
Le sacrosante ragioni dell’ambiente, della salute e del lavoro devono coesistere: indispensabile l’unità di intenti tra ambientalisti e lavoratori
Giovedì, 29 Marzo 2012L’operato della magistratura ha nuovamente imposto uno scossone alla questione ambientale a Taranto, come già avvenuto in passato con il sequestro delle quattro ... -
L'edizione 2012 di “PrimaveraBio”, la campagna nazionale per la promozione del biologico si terrà in Puglia il 20 Maggio
Mercoledì, 16 Maggio 201220 Maggio 2012 Az. Agricola Tenuta Lago D’anice – Castellaneta Marina (TA) L'edizione 2012 di "PrimaveraBio", la campagna nazionale di AIAB, Alpa, Ctm Altromercato, Movimento Ec ... -
Lettera ai Dirigenti Scolastici per la sensibilizzazione ambientale degli studenti
Lunedì, 01 Ottobre 2012Al Dirigente Scolastico p.c. al referente per l’educazione ambientale Gentile Dirigente Scolastico, il Circolo Legambiente di T ... -
Seminario di approfondimento "Di cosa parliamo quando parliamo di ILVA"
Sabato, 06 Ottobre 2012LEGAMBIENTE Circolo di Taranto organizza il 6 ottobre 2012 il seminario di approfondimento: "Di cosa parliamo quando parliamo di ILVA" ... -
Legambiente e Arpa Puglia presentano ''I numeri dell’Ecomafia'' nell’ambito di EnergyLab
Mercoledì, 21 Novembre 2012In questi tre anni di vita sono stati quasi 5.000 gli alunni che hanno visitato l’EnergyLab, il laboratorio didattico rivolto alle scuole primarie e ... -
docufilm SCORIE IN LIBERTA' di Gianfranco Pannone realizzato con il patrocinio di Legambiente
Venerdì, 23 Novembre 2012Lunedì 26 novembre 2012 al Cinema Bellarmino alle ore 20.30 sarà proiettato il docufilm SCORIE IN LIBERTA' di Gianfranco Pannone realizz ... -
Processo Enel - Ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente Puglia
Martedì, 15 Gennaio 2013È stata ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente Puglia, presentata al giudice dott. Francesco Cacucci tramite l’Avv. Stefano Latini del Foro di Brindisi, in merito al processo Ene ... -
Legambiente aderisce alla fiaccolata promossa dall’Arcivescovo
Venerdì, 18 Gennaio 2013Legambiente aderisce alla fiaccolata promossa dall’Arcivescovo di Taranto e sarà presente domani sera in Piazzale Democrito. Abbiamo apprez ... -
Mal’aria di città 2013 di Legambiente
Lunedì, 21 Gennaio 2013Anno nuovo, problemi vecchi: PM10, PM2,5, ossidi di azoto, ozono e decibel fuori controllo minano salute e sicurezza dei cittadini ...
