Ogni anno, il 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera celebra la Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. L'iniziativa nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare mai il suo nome. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome.
Dal 1996, ogni anno, una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Il 21 marzo in tanti luoghi del nostro Paese per un abbraccio sincero ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, non dimenticando le vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere.
Il 1° marzo 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie".
Per l'emergenza Coronavirus quest'anno la giornata verrà organizzata in modo virtuale attraverso i mass media e i social, creando un racconto di memoria collettiva fatto dai volti e dai nomi delle vittime innocenti delle mafie.
Noi abbiamo scelto di aderire ricordando, con le parole tratte dal sito https://vivi.libera.it/ la storia di Giovanbattista Tedesco, un passato da carabiniere, che per amore si era trasferito nella città di Taranto e aveva iniziato a lavorare come vigilante presso le acciaierie della città. Si era distinto per rettitudine e spirito di servizio, era un uomo onesto e sincero.
Giovanbattista Tedesco nasce il 13 dicembre del 1949 a Montecalvo Irpino, piccolo paese della provincia di Avellino, dove trascorre tutta la sua infanzia e giovinezza. È un ragazzo buono e socievole, molto legato alla sua famiglia che gli trasmette i valori dell'onestà e del rispetto. Giovanbattista si sa far voler bene da tutti; i suoi pomeriggi trascorrono tra lo studio e gli amici, tra i vicoli di quel paesino sereno dove tutti si conoscono.
È all'età di 19 anni che decide di arruolarsi nell'Arma dei Carabinieri, portando sin da subito con onore e dedizione quella divisa che tanto ama e rispetta. Viene mandato in servizio lontano da casa, a Taranto, dove per caso conosce Mariateresa, una giovane insegnante di cui si innamorerà. Il loro amore è così travolgente che Giovanbattista le chiede presto di sposarlo per coronare il loro sogno d'amore.
Gli anni a Taranto
Siamo nel 1974 e in quegli anni a Taranto si sta sviluppando sempre più lo stabilimento siderurgico Italsider (oggi Ilva) che necessita pertanto di un servizio di vigilanza interna. Per questo motivo Giovanbattista, insieme ad altri colleghi, decide di lasciare l'Arma ed entrare nel gruppo "Iri" che avrebbe fornito un servizio di vigilanza nello stabilimento.
Si susseguono così anni di intenso e onesto lavoro per Giovanbattista, per assicurare alla sua famiglia, che nel frattempo si è allargata con l'arrivo del piccolo Alessandro, una vita serena. È un papà affettuoso, premuroso e attento, che si divide tra la sua amata famiglia e il suo lavoro, svolto con estrema dedizione tanto che, ben presto, verrà gratificato con la nomina a capo della vigilanza dell'intera acciaieria.
Con la crescita della produzione nell'impianto siderurgico però non crescono solo gli affari, ma cresce sempre più l'attenzione dall'organizzazione mafiosa locale, la Sacra Corona Unita, che cerca di allargare il proprio dominio sul territorio e il proprio giro economico, imponendosi nello stabilimento per controllare i traffici delle merci e sfruttarlo a proprio favore. Ma questo giro di traffici illeciti non sfugge a Giovambattista che anzi, si rifiuta di chiudere un occhio di fronte a tali illegalità; non vuole sottostare alle imposizioni del gruppo mafioso che pian piano aumenta il proprio potere nell'acciaieria, facendo ormai da padrone.
Questa sua invulnerabilità alla logica mafiosa lo porta a non farsi corrompere, a rifiutare qualsiasi compromesso, nonostante quello stipendio da capo vigilante è l'unica fonte di reddito per la sua famiglia che tra l'altro, dopo tanti sacrifici, ha da poco contratto un mutuo per l'acquisto della casa e di un'autovettura che gli consentirà di giungere più agevolmente sul luogo di lavoro.
Giovanbattista si oppone con rigore e decisione all'infiltrazione della mafia locale e per questo verrà ucciso.
La notte tra il 2 e il 3 ottobre del 1989 alle 23:37 la vita di quest'uomo onesto, padre amorevole, lavoratore attento e diligente, viene stroncata, a colpi di fucile, sotto casa sua, da due killer della Sacra Corona Unita. Ben 10 i colpi che lo trafiggono e che non gli danno il tempo di reagire, di provare a scappare, che lo colgono di sorpresa nel buio di quella che sembrava una comune sera di inizio ottobre.
Venerdì, 20 Marzo 2020 16:29
21 marzo: Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie
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