Mercoledì, 06 Aprile 2016 21:29

"Musica contro le trivelle" sabato 9 e "Flash mob in bicicletta" domenica 10 aprile. Per dire Stop Trivelle! Al Referendum voto Sì

Taranto partecipa al  week-end di mobilitazione nazionale "1000 piazze, un mare di Sì".

Si comincia venerdì 8 aprile con la presenza dei volontari del Comitato "Vota Sì per fermare le trivelle" in piazza Immacolata a partire dalle ore 18  per incontrare i cittadini e spiegare le ragioni del Sì al referendum del 17 aprile. 

Sabato 9  alle ore 16.30  parte lo StopTrivelle CittàVecchia Tour organizzato da LegambienteTaranto (info al link  http://www.legambientetaranto.it/index.php/component/k2/item/531-citt%C3%A0vecchia.html#.VwVnfE-LTrc )

A partire dalle ore 19.30 in piazza Immacolata è la volta di   "MUSICA CONTRO LE TRIVELLE":  jam session musicale con vari gruppi locali che si prolungherà fino alle 22.30 per sostenere con un mare di note l'appello ad andare a votare

Domenica 10  gran finale
alle ore 10 alla Discesa Vasto  Manifestazione con le barche  organizzata da Confcommercio, AGCI Pesca, Lega Pesca, 
alle ore 11  FLASH MOB IN BICICLETTA promosso dal Comitato "Vota Sì per fermare le trivelle". All'insegna del "Per fermare il nostro mare ci mettiamo a pedalare" e del "Montiamo tutti in sella per fermare la trivella": raduno alle ore 11 in via Di Palma davanti all'Arsenale; partenza dei ciclisti  alle ore 11.30 percorrendo via Di Palma, piazza Immacolata (dove sosteranno suonando i campanelli improvvisando uno StopTrivelle sonoro) e infine via D'Aquino fino all'altezza di piazza della Vittoria. 

Il referendum del 17 aprile è l'occasione per fermare le trivellazioni in mare, cancellando la norma che consente alle società petrolifere di avere concessioni di ricerca e di estrazione (entro le dodici miglia marine dalla costa) senza limiti di tempo. Le trivelle  sono il simbolo tecnologico del petrolio: vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby, estesa corruzione. Le riserve certe presenti sotto il mare italiano sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno energetico del nostro Paese per 7 settimane per il petrolio e 6 mesi per il gas. In tutto ciò a guadagnarci sono solo i petrolieri. Alle casse dello Stato vengono versati dalle multinazionali del petrolio 340 milioni di euro circa all'anno, un'inezia. Il "petrolio" degli italiani è ben altro ed è dato da turismo, pesca, produzioni alimentari di qualità, biodiversità, innovazione industriale ed energia alternativa. Trivellare il mare italiano vuol dire mettere a rischio tutti questi mondi, non soltanto dal punto di vista di patrimonio naturale ma anche economico e sociale.

Per questo è necessario che l'Italia acceleri la transizione energetica, si doti di un piano industriale strategico per lo sviluppo sostenibile per costruire un futuro basato sull'efficienza energetica e le fonti rinnovabili distribuite.  

"È insensato puntare sull'estrazione di gas e petrolio per garantire la nostra indipendenza energetica, il futuro dell'energia non passa dalle trivelle e dalle fonti fossili, ma dalle rinnovabili e dall'efficienza energetica come dimostrano i molti comuni che in questi anni hanno scommesso su una gestione innovativa e sostenibile del territorio. Per questo al referendum del 17 aprile chiediamo di votare sì per fermare le trivelle, per salvaguardare l'ambiente, l'ecosistema marino e le sue ricchezze, per difendere i posti di lavoro dati dal turismo e dalla pesca, e per riaffermare il protagonismo e la vocazione dei territori che parla di agricoltura, turismo, cultura e sostenibilità. Un sì importante che guarda al futuro fatto di energia rinnovabile, innovazione e rispetto della vocazione dei territori. Per questo chiediamo al Governo Renzi di abbandonare le fonti fossili e dotare al più presto l'Italia di una strategia energetica nazionale all'altezza delle sfide attuali e in linea con gli accordi della Cop 21".

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