Venerdì, 07 Giugno 2013 14:03

Legambiente chiede un risarcimento di un milione di euro a Emilio Riva e Luigi Capogrosso. Il denaro sarà utilizzato esclusivamente per il risanamento e la riqualificazione del territorio di Taranto

Chi inquina paghi!

Legambiente è stata parte civile, difesa dall'avv. Eligio Curci (socio di Legambiente), nel processo penale a carico di amministratori e dirigenti ILVA, conclusosi nel 2010 con una sentenza della Corte di Cassazione. Con tale sentenza venivano dichiarati estinti per prescrizione i reati contestati, per i quali gli imputati Emilio Riva e Luigi Capogrosso erano risultati condannati in primo grado e, parzialmente, in secondo grado.  Le imputazioni erano relative alla rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, difesa dell'aria dagli inquinamenti con prodotti nocivi e difesa contro le polveri, inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, nonché getto pericoloso di cose. La sentenza confermava comunque la condanna inflitta agli imputati, sin dalla sentenza di primo grado, al risarcimento del danno delle parti civili costituite, tra cui Legambiente, da liquidarsi però in un giudizio separato.

Con un ricorso depositato il 6 maggio dall'avv. Massimo Moretti (anch'egli socio di Legambiente), Legambiente ha chiesto al Tribunale Civile di Taranto che, sulla scorta della condanna emessa in sede penale, gli imputati Emilio Riva e Luigi Capogrosso vengano condannati al risarcimento del danno subito dall'associazione, nella misura di un milione di euro. Il danno deriva ... dall'aver dovuto subire il grave inquinamento del proprio habitat e territorio, nonché dal permanere delle conseguenze nocive di tale attività sul territorio in cui l'associazione ha continuato a svolgere la propria azione ambientalista con grave frustrazione per il mancato raggiungimento degli scopi associativi.

Legambiente ha supportato la propria richiesta con ampia documentazione della propria attività di sensibilizzazione, denunzia e protesta relativa allo stabilimento ILVA di Taranto ed alle altre fonti inquinanti dell'area industriale, svolta, spesso in solitudine, negli anni oggetto del processo (dal 1995 al 2002). Prova dell'impegno di Legambiente nel combattere ogni forma di inquinamento è anche la costituzione di parte civile avvenuta in assenza di tutti gli enti territoriali che istituzionalmente avrebbero avuto il compito di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini. Quindi Legambiente ha svolto, ancora una volta, un ruolo di supplenza, assumendo sulle proprie spalle di associazione ambientalista, basata esclusivamente sul contributo volontario degli iscritti, il peso della contrapposizione con un colosso imprenditoriale di caratura internazionale.

Legambiente ha sottolineato che le somme che saranno eventualmente percepite a titolo di risarcimento saranno tutte reimpiegate per interventi di risanamento e riqualificazione nel territorio di Taranto, ad esempio in progetti di riqualificazione di aree urbane, come quello recentemente realizzato nel quartiere Salinella con il contributo gratuito di iscritti e simpatizzanti, di sostegno alla raccolta differenziata (anche per aprire nuove filiere industriali), nell'acquisto di macchinari per il controllo delle emissioni inquinanti, o ancora in interventi per il miglioramento della qualità dell'aria con l'acquisto di mezzi non inquinanti a supporto delle società di trasporto pubblico locali.

La prima udienza del processo è prevista per il prossimo ottobre.

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