Sabato, 22 Marzo 2014 10:59

Clima, l'impatto ambientale dei gas refrigeranti. Campagna d'informazione: “Rinfreschiamoci senza riscaldare il pianeta”

Apparentemente sono innocui, ma se rilasciati in atmosfera intaccano lo strato di ozono troposferico o contribuiscono all'effetto serra per migliaia di anni. Per molti decenni l'industria ha utilizzato gas per refrigeranti senza preoccuparsi troppo dell'impatto che questi avevano una volta liberati in atmosfera.
Eppure queste sostanze giocano un ruolo fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici, si stima infatti che siano 100mila le tonnellate di F-gas accumulate in frigoriferi, condizionatori e impianti industrali in Italia. Un effetto serra potenziale "congelato" di 250 milioni di tonnellate equivalenti. 
A fine 2013 l'Europa ha preso finalmente atto della necessità di frenare la diffusione dei gas refrigeranti e ha modificato il regolamento comunitario. E' stato infatti siglato l'accordo per regolamentare e frenare la diffusione dei gas refrigeranti, (HFC o F-Gas), che permetterà di risparmiare, in termini di emissioni, 100 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti entro il 2050. 
Se una battaglia è stata vinta, infatti, rimane ancora grande delusione per la mancata possibilità di mettere al bando gli HFC nei condizionatori domestici, un settore dove già oggi si usano, con maggiore efficienza, i gas naturali. Una partita ancora aperta, tra gli interessi delle grandi aziende produttrici che gestiscono il mercato e il coraggio e la lungimiranza di chi investe nelle tecnologie a minor impatto ambientale, il cui risultato sarà decisivo per il raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, un traguardo che in nessun caso può essere messo in secondo piano

I fluorocarburi sono i gas refrigeranti presenti nei frigoriferi, nei condizionatori, negli impianti antincendio, per fare solo alcuni esempi. Questi fluidi - CFC, HCFC e HFC - rappresentano in Italia il 50% delle potenziali emissioni climalteranti e, una volta usati, ne riusciamo a raccogliere solo 4 grammi all'anno per abitante.
Legambiente e Hudson Technologies Europe hanno promosso una campagna di sensibilizzazione di cittadini e istituzioni sulla gestione e lo smaltimento corretti dei fluidi refrigeranti. Partendo da che cosa sono, dove sono impiegati e quali sono i loro effetti sull'ambiente.
"Rinfreschiamoci senza riscaldare il pianeta":  alcune regole semplici per una corretta gestione dei fluorocarburi, con particolare riferimento al fine vita degli elettrodomestici e degli impianti che li contengono. Per contrastare, infatti, il loro impatto sull'ozono è necessario ridurre le emissioni, facendo in modo che impianti e apparecchiature siano installate correttamente, controllate nel funzionamento con cadenza periodica e soprattutto, al termine del ciclo di vita, i gas refrigeranti siano conferiti ai centri di raccolta autorizzati.
Purtroppo l'Italia si colloca agli ultimi posti nella graduatoria europea dei paesi virtuosi nel recupero dei refrigeranti, come dimostra il confronto con alcuni partner comunitari: nel nostro Paese nel 2011 sono stati prodotti in media 4,4 grammi/abitante di rifiuto da refrigeranti, un valore notevolmente inferiore a quello conseguito dall'Inghilterra o dalla Germania che raggiungono rispettivamente 23,6 e 23,2 grammi per abitante.
"In Italia - dice Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - nel 2012 le stime indicano che lo stock di gas refrigeranti ammonti a circa 100mila tonnellate, per un potenziale effetto serra di 250 milioni di tonnellate equivalenti, il 50% circa del totale delle emissioni di gas serra annuali a livello nazionale. Per i soli HFC, negli ultimi dieci anni, rispetto a una diminuzione generale delle emissioni di gas serra del 9%, l'aumento nel nostro paese è addirittura del 341%. Questi dati richiamano con forza l'importanza di una corretta gestione dei fluorocarburi e dello sviluppo dei nuovi refrigeranti naturali per vincere la sfida dei cambiamenti climatici".
Liberare i gas refrigeranti in atmosfera, in luogo del recupero, non costituisce solamente un danno ambientale, sanzionato dalla legge, ma anche una perdita economica Il recupero e il ritrattamento dei gas refrigeranti, infatti, possono permetterne il riutilizzo, evitando che si producano refrigeranti nuovi, la cui manifattura è dispendiosa da un punto di vista energetico.
La normativa italiana ed europea vieta la produzione e la vendita di tutte le sostanze lesive per l'ozono, ma queste sono ancora presenti in moltissimi impianti e il loro recupero è considerato prioritario per la difesa ambientale. Lo Stato italiano ha approvato due provvedimenti, il D.Lgs. 26/2013 e il D.Lgs. 108/2013, che stabiliscono le sanzioni per la violazione delle disposizioni derivanti dal Regolamento (CE) 1005/2009 per le sostanze che riducono lo strato di ozono e dal Regolamento (CE) 842/2006 sui gas fluorurati a effetto serra. Queste norme fanno chiarezza sui comportamenti virtuosi nella gestione di queste sostanze e fissano pene severe per i contravventori.
Più nel dettaglio, i fluorocarburi sono prodotti chimici contenenti fluoro e carbonio cui appartengono due grandi famiglie di sostanze: quelle lesive per l'ozono (ozone depleting substances o ODS) e i gas fluorurati (i cosiddetti F-gas).

Negli allegati il dossier I GAS REFRIGERANTI IN ITALIA e l'opuscolo RINFRESCHIAMOCI SENZA RISCALDARE IL PIANETA

L'opuscolo informativo di Legambiente e Hudson Technologies Europe sui gas refrigeranti con il decalogo sulla loro corretta gestione è consultabile sul sito di Legambiente

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